Monterubbiano

Presentazione

Monterubbiano, nobile terra di origini antichissime, si erge sulla cima di una singolare collina, a 463m s.l.m.
L’origine si perde tra le leggende dei primi abitatori del Piceno e ne fanno fede le frequenti tombe sparse e le piccole necropoli ritrovate, con oggetti raccolti nel Museo Civico Archeologico presso il Polo Culturale San Francesco, oggi sede anche della biblioteca, dell’auditorium, del centro di educazione ambientale e dell’orto botanico.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Monterubbiano fu distrutto dai Goti e risorse lentamente attorno all’anno 1000, grazie ai Benedettini di Montecassiano e poi ai Monaci di Farfa. Nel XV secolo cadde sotto il dominio di Francesco Sforza, che ampliò, modificò e fortificò la cinta muriaria del 1200, per poi passare allo Stato Pontificio.
Della cinta muraria originale e quella rivista da Sforza, si ammirano le maestose porte d’accesso, che sembrano racchiudere, come in uno scrigno prezioso, le chiese dell’Alto e del Basso medioevo: la Collegiata, con opere di Vincenzo Pagani, pittore nativo di Monterubbiano; la chiesa di Sant’Agostino, affrescata dall’artista Antonio Lanave; i monumenti rinascimentali, tra cui il Palazzo Calzecchi Onesti; i preziosi monumenti ottocenteschi come il Teatro Pagani, il Giardino Pubblico “G.Leopardi” e il Cimitero monumentale. Crebbero, in ogni tempo, a Monterubbiano, uomini illustri, grazie ai quali più volte il suo nome si sparse onorato per l’Italia e per il mondo: i compagni di San Francesco Matteo, Lucido e Giacomo, Vincenzo Pagani, celebre pittore, Benedetto Mircoli, medico rettore dell’Università di Camerino, Luca Galli, architetto; Temistocle Clazecchi Onesti, scienzato, Rosa Calzecchi Onesti, gran traduttrice di Omero e di Virgilio, che ha dato vita a nuovi canoni traduttivi omerici.
Importante per Monterubbiano è la rievocazione storica di “Sciò la Pica”, che evoca la venuta picena nel territorio marchigiano, ed è tradizionalmente collocata nella domenica di Pentecoste.