Basilica imperiale di Santa Croce al Chienti

Presentazione

Storia della Basilica

Verso la fine del IX sec. dove il fiume Ete Morto confluisce nel Chienti (territorio che, oggi, coincide con la campagna di Casette d’Ete di Sant’Elpidio a Mare) forse sui resti di una preesistente basilica cristiana del V secolo, nasce un piccolo cenobio benedettino.
Il luogo è strategico tanto che il vescovo di Fermo, Teodosio, e l’imperatore Carlo III il Grosso (nipote di Carlo Magno) trasformeranno l’Abbazia di Santa Croce in una delle prime e più potenti abbazie marchigiane. La consacrazione avvenne il 14 settembre 887.

L’Abbazia sarà la punta di diamante di un sistema di difesa teso a bloccare i saraceni lungo la valle del Chienti e sarà un riferimento per imperatori che la sostenevano con donazioni e protezioni.
Dal IX al XIII secolo, è stata una potenza economica, sociale, culturale.

Finite le “lotte per l’investitura”, col potere papale che prevale su quello imperiale, per Santa Croce è l’inizio di una crisi e di una decadenza irreversibili. Nel 1291, perde la sua autonomia: l’ultimo abate, Filippo, scomunicato per non essersi assoggettato ai cistercensi, dovrà abbandonare il monastero. Le proprietà di Santa Croce passeranno ai cistercensi di Fiastra, poi al vescovo di Fermo.

Nel 1749, si deve al vescovo Alessandro Borgia un intervento di restauro, mentre il vescovo, Andrea Minnucci, nel 1790 trasformerà il complesso abbaziale in casale agricolo, manomettendo pesantemente la struttura.

La nascita dell’Abbazia è legata alla leggenda della romantica e tragica storia d’amore di Lotario e Imelda.



Cosa include

L’Associazione Santa Croce organizza iniziative culturali e promozionali del luogo, escursioni anche lungo i percorsi lungo i fiumi Chienti ed Ete Morto, visite e mostre, sia in Basilica, sia nella sede di rappresentanza, in Corso Baccio, 40, Sant’Elpidio a Mare

Info

Maggiori informazioni sono disponibili contattando l’Associazione